La sera del 9 ottobre 1963, alle ore 22.39, una massa di oltre 250 milioni di metri cubi di roccia e terra si stacca dal Monte Toc, precipitando in poche decine di secondi a una velocità superiore ai 100 chilometri orari nel sottostante bacino idroelettrico del Vajont, al confine tra Friuli e Veneto. Un’enorme massa d’acqua si solleva. L’onda in parte colpisce la sponda opposta del lago, investendo i paesi di Erto e Casso e inghiottendo alcune frazioni; in parte scavalca la diga precipitando verso la valle del Piave, dove distrugge Longarone e altri abitati. Le stime ufficiali parleranno di 1917 vittime, ma il numero esatto rimane imprecisato. Durante il nostro viaggio nella memoria, con una guida visiteremo il coronamento della diga; proseguiremo per il Bosco Vecchio dove alcuni alberi, nati sulla sommità della frana, e già adulti al momento del crollo, sono riusciti a sopravvivere seppur in gran parte sradicati e, prendendo nutrimento dalla pianta madre, innalzano al cielo la cima testimoniando la forza della vita. Uscendo dal Bosco Vecchio si arriva alla sommità della frana da dove si possono ammirare da un lato il piano di scivolamento della frana stessa, con la famosa grande “M”, e dall’altro lato l’abitato di Casso. Dopo il pranzo in ristorante, la visita prosegue con una passeggiata nel centro di Erto, il paese dello scrittore Mauro Corona e membro dei “Borghi Autentici d’Italia”. Il centro storico è un classico esempio di borgo montano, con vie strette e case in pietra. Visita al museo, dotato di sala emozionale in cui si possono rivivere i 4 minuti in cui si è consumata la tragedia. Al termine partenza per il rientro in sede con arrivo in serata.

